Da San Gallo, dove studio, verso Chiavari, dove sono cresciuto. 24 ore in sella senza mai fermarmi, per raccogliere i 16.000 euro che servono a Telefono Amico Italia per rispondere anche di notte, tutto l'anno.
Studio a San Gallo, in Svizzera. Chiavari, dove sono cresciuto, è dall'altra parte delle Alpi. Il 10 settembre salgo in sella e punto verso casa: 24 ore senza mai scendere, per fare quanti più chilometri riesco.
Non so se ci arrivo: l'unico impegno che posso prendere è quello di non arrendermi.
Voglio pedalare anche di notte, e lo faccio per scelta. Per stare simbolicamente dalla parte di chi la notte la attraversa sveglio, al buio, senza averlo scelto: con pensieri troppo grandi per lasciar prendere sonno e un silenzio che schiaccia.
Con la mia pedalata voglio sostenere Telefono Amico Italia, che dal 1° settembre vuole tenere acceso il suo servizio anche di notte, per aiutare chi si sente irrimediabilmente solo sotto il peso dei suoi pensieri.
Non mollare mai e poi mai. Alla fine è l'unica cosa che conta davvero, la conditio sine qua non di tutto il resto: a qualsiasi costo, in qualsiasi modo.
Un anno fa pedalavo da Barcellona a Chiavari. Lo facevo per aiutare i ragazzi dell'Operazione Mato Grosso a realizzare un sogno, e lo facevo perché odio le code aeroportuali, i bagel al salmone, ed i viaggi che corrispondono a destinazioni, lo facevo perché amo chi sceglie le salite e rifiuta le scorciatoie.
Pedalerò perché mi commuove l'umanità e credo sinceramente che sia, o meglio, che siamo il sale della terra.
Pedalerò il giorno e la notte per ricordarmi che non siamo soli, che siamo capaci d'essere la soluzione al problema altrui, che siamo capaci di inimmaginabile dignità.
Straordinario è scegliere ogni mattina di essere gentili. Straordinario è avere il coraggio di aprirci e mostrarci deboli, di farci aiutare e di chiedere aiuto. Straordinario è chi ha il coraggio di dire che non ce la fa più. Straordinario è chi riesce a notare che il caffè è buono tutte le mattine, anche quella dopo ad un licenziamento.
In un mondo che rendiamo sempre meno a portata d'uomo, io urlo che è possibile stare bene, che bisogna immaginarsi felici.
Un anno fa pedalavo con l'obiettivo di tornare a casa, e ci sono arrivato. Il 10 di settembre pedalerò verso casa senza la promessa di una fine, perché spesso è così: non abbiamo la certezza di nulla, non abbiamo nulla di garantito, tranne il fatto che siamo capaci di ciò che nemmeno immaginiamo e che troveremo sempre chi ci tende una mano.
Dal 1967 Telefono Amico Italia risponde, gratuitamente e in forma anonima, a chi attraversa un momento di difficoltà. Quasi 700 volontari formati hanno ascoltato oltre 1,5 milioni di persone negli ultimi 15 anni.
Una luce nella notte serve a tenere aperta quella linea anche dopo la mezzanotte, con volontari formati e presenti nelle ore in cui il buio pesa di più. Servono 16.000 euro per un anno intero: formazione, infrastruttura tecnica, presenza sui turni.
Il progetto è attivo dal 1° settembre 2026.
La strada è ancora buia. Il tuo posto ti aspetta: accendi la tua luce e lascia il tuo nome sul percorso.
Prima, durante e dopo la pedalata, sui miei canali parlo del tema con chi lo conosce davvero: interviste a Telefono Amico Italia e ai suoi volontari, e le testimonianze di chi ha attraversato depressione, ansia, solitudine.
La bicicletta è solo il pretesto per tenere accesa una conversazione di cui si parla sempre troppo poco.
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Io finisco all'alba. L'idea è che, da quella notte in poi, nessuno la attraversi più da solo.
Se stai attraversando un periodo difficile, se hai bisogno, se ti serve aiuto, chiama Telefono Amico Italia.
02 2327 2327 tutti i giorni dalle 9 alle 24